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Il significato del cognome MASSARI e del nome PARIDE | |
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Notizie circa il cognome "MASSARI" e il nome "PARIDE" |
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IL COGNOME "MASSARI"
I cognomi "Massari" e "Massaro" sono presenti a macchia di leopardo in tutt'Italia, si individuano ceppi nel ragusano, nelle Puglie, nel napoletano, nel palermitano, nel centro Italia, in Piemonte, Lombardia ed Emilia e nel Veneto. "Massarotti", molto molto raro, è del pavese. "Massarotto" è tipico del trevisano e del padovano. "Masser", quasi unico, è sicuramente veneto. "Massera" ha ceppi nel verbanese, nel milanese, nel parmense, nel Friuli, nelle Marche e nel Lazio. "Masseri", assolutamente rarissimo, sembrerebbe fiorentino. "Massero", altrettanto raro, parrebbe piemontese.
Dovrebbero tutti derivare direttamente o tramite ipocoristici dal mestiere di massaro o massero (fattore, conduttore agricolo). Tracce di queste cognominizzazioni le troviamo ad esempio a Firenze in un testamento del 1614 un certo Bernardino di Bartolomeo Masseri lascia ogni suo avere ad un convento di Grosseto ed in Friuli in un atto di matrimonio del 1747 si legge: "...Antonius filius Josephi Massera de Masseris sposa Golles Agnese di Stermizza...".
IL MASSARO
La divisione sociale Franco-Longobarda prevedeva a grandi linee gli uomini liberi e gli schiavi, in mezzo a questi due estremi vi erano dei “gradini”, e quello dei “Massarii” rappresentava i lavoratori di fondi agricoli (con libertà personali abbastanza limitate, come ad esempio l’obbligo di corveè, di tasse, il non essere proprietari della terra lavorata, ecc.).
Nel pieno Medioevo, tuttavia, in Età Comunale, il Massaro cambia COMPLETAMENTE fisionomia, e acquista, anzi, una notevole rilevanza. Sia come carica Comunale, sia come status sociale dell’individuo prescelto. Divenne colui che, all’interno di un Comune, sovrintendeva a tutti i vari aspetti di gestione dei beni e delle finanze, e aveva la responsabilità di riportare il tutto su dei libri contabili da far approvare poi ai “Domini Anziani”. Era il gestore nonché il diretto depositario delle pubbliche finanze. Dunque il Massaro, o a volte detto anche “Massarolo”, incarna la figura del futuro Tesoriere. Figura questa che verrà introdotta solo a partire dai primi ‘500 circa nelle città maggiori, dove la struttura di governo e di amministrazione articoleranno un apposito Ufficio di Tesoreria con differenziazione di competenze per le entrate e per le uscite.
Tuttavia i Massarii, non scompariranno ma rimarranno coi loro precedenti compiti nei Comuni più piccoli, e in quelli più grandi assumeranno significati diversi, a volte persino ambivalenti, di riscossori, estimatori, sollecitatori, ecc. ed affiancheranno il Tesoriere nei suoi compiti.
Il termine “Massaro”, stava ad indicare, appunto, una gestione patrimoniale ancora basata sulla “Massaria”, o “Massarolato”, con il quale si deve intendere un'amministrazione personalistica e piuttosto “casalinga”.
Era norma che il Massaro fosse responsabile di tasca sua per eventuali anticipazioni di denaro nella amministrazione, somme che poi si faceva rimborsare a fine anno dal Comune, e ovviamente doveva essere scelto tra i cittadini più ricchi e/o nobili. La sua elezione, poi, doveva essere immediatamente ufficializzata da un rogito notarile.
Dai primi del 1400 circa, c’è una tendenza (per ovvii motivi di abuso di potere) ad aumentare il numero dei Massarii, eleggendone non più uno solo ma alcuni, che si occupassero ognuno di una “fetta” dei beni pubblici e delle tasse. Per cui possiamo trovare casi in cui il Massaro a volte è una persona sola, altre volte si tratta di due, tre o quattro uomini.
Ad ogni modo, la giurisdizione del Massaro o dei Massarii, era normalmente confinata entro i limiti della “ordinaria amministrazione”, potevano disporre della pubblica forza (le guardie Comunali) per le eventuali azioni coattive, e dovevano riferire costantemente agli Anziani.
E, tanto per fare un esempio, ecco quelle che erano le normali competenze in materia di spesa pubblica nella metà del 1500 circa: “manutenzione di edifici, mulini, fontane, filatoio, maglio; mobili nelle case degli ufficiali del comune; approntamento di patiboli e berline; prestazioni di muratori, falegnami, vetrai, fabbri, ecc. spese di cancelleria per l'ufficio del ragionato, per la copiatura di atti, per provviste di carbone, pane, farina, legname, per dir messe, "suonar musica", far processioni, esporre reliquie nelle feste religiose tradizionali, per mandare i balotini ad avvisare gli anziani delle riunioni del consiglio, per taglie su lupi uccisi, ecc..”
Se, però, il Comune doveva dare il via a opere pubbliche straordinarie, si nominavano uno o più Massari “ad hoc”, che sovrintendessero alle apposite finanze stanziate per la “Fabrica”, e solitamente duravano in carica per tutto il tempo dei lavori.
SIGNIFICATO DI "PARIDE"
sesso: maschile
origine: greca, deriva da Pàris
significato; Lottatore, battagliero
diffusione; bassa
onomastico; 5 agosto
Discretamente diffuso nel Nord e nel Centro fino alla Campania, è un nome di matrice classica e mitologica. Paride era l'eroe frigio figlio di Priamo ed Ecuba che, premiato da Venere per averle assegnata la mela D'oro della più' bella , guadagnandosi così l'inimicizia imperitura di Giunone e di Atena, per disegno divino rapì Elena, moglie di Menelao dando cosi inizio alla decennale guerra di Troia, durante la quale venne ucciso Achille con una freccia diretta da Apollo. Paride mori avvelenato a sua volta da una freccia scagliata da Filottete. Il nome si è diffuso nel secolo scorso anche per il successo dell'opera lirica di Gluck Paride ed Elena del 1817. Nel calendario cristiano si festeggia S. Paride vescovo, martire presso Teano nel 346. Le sue energie, il suo sapere e il suo cuore sono rivolti nel passato. Archeologo nato, Paride non ama il presente, di cui non si fida, ma crede che la sua dimensione ideale sia nella storia, nelle vicende più remote degli uomini che hanno posto le basi del presente. Il giudizio, e il pagarne poi il fio, sono fra le sue valenze simboliche riportate anche dalla mitologia.
SAN PARIDE VESCOVO DI TEANO
Martirologio Romano: A Teano in Campania, san Paride, vescovo, che si ritiene abbia retto per primo questa sede.
Una pia leggenda, racconta che Paride, ateniese, essendosi rifugiato a Roma al tempo delle persecuzioni fu consacrato vescovo di Teano dal papa s. Silvestro, non senza essersi prima acquistati grandi meriti presso gli abitanti di questa città: egli, infatti, avrebbe miracolosamente ammansito un enorme e terribile dragone, che arrecava continui danni alla popolazione. Fu il Baronio ad introdurre questo nome nel Martirologio Romano, in seguito però a comunicazioni dalla Chiesa di Teano.
Paride viene considerato come primo apostolo e patrono principale della città di Teano, dove sarebbe morto nel 346. Il suo corpo, conservato nella cattedrale, ha riscosso un culto immemorabile; anche a quanto riferisce Michele Monaco, la sua venerazione si diffuse anche altrove, come ad es. a Capua. La festa si celebra il 5 agosto.
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